Massimo Cimaglia in Dormono sulla Collina

15,00

Un viaggio drammaturgico firmato da Barbara Gizzi con Massimo Cimaglia e Marco Maggio. Un luogo distopico fa da sfondo al dialogo tra i vivi e i morti della storia, trasformando la memoria della guerra in un atto estremo e gioioso di amore per la vita.Nella suggestiva cornice del Sito Archeologico di Monte Adranone, un appuntamento imperdibile.

 

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Descrizione

Di Barbara Gizzi

con Marco Maggio

Costumi Michela Cera

Disegno Luci Walter Mirabile

La canzone Awurade Kasa è cantata da Gloria Enchill

Regia Massimo Cimaglia

Produzione Terra Magica Arte e cultura

Lo Spettacolo

«Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto?»

Si chiedeva Fabrizio De André in una canzone ispirata all’Antologia di Spoon River. La risposta, per loro come per tutti gli altri morti evocati nel testo, è sempre la stessa: «dormono sulla collina», l’incipit del capolavoro di Edgar Lee Masters. Un volume di poesie apparentemente innocuo, ma in realtà così sovversivo nell’Italia fascista da spingere Cesare Pavese a farlo pubblicare sotto lo pseudonimo di “S. River”, sperando che la censura scambiasse quella “S.” per un santo.

Far parlare i morti è da sempre un atto di ribellione contro il pensiero unico e stordente. Far parlare i morti di guerra significa ribellarsi a ogni conflitto. Parlare della morte diventa così, paradossalmente, un atto estremo e gioioso di amore per la vita.

La Trama e i Temi

Lo spettacolo nasce dall’idea di una Spoon River che dà voce ai grandi eroi del mondo antico: Agamennone, Aiace, Tecmessa, Paride, Ifigenia, Patroclo, Ettore. Figure cadute in una guerra che non è stata solo di armi, ma di anime, odio e potere.

Incapaci di tornare fisicamente, le loro anime riappaiono nel nostro presente — un mondo ancora lacerato dai conflitti — parlando attraverso un soldato e un generale di fazioni opposte. I due si aggirano in un luogo anacronistico e distopico: un’enorme discarica che raccoglie le macerie di tutte le guerre della storia.

Costretti ad affrontarsi e a confrontarsi, talvolta nemici e talvolta complici nella ricerca di un senso alla vita, i due protagonisti accolgono le anime evocate e si trasfigurano in esse. Fino a un inaspettato finale che rivelerà il mistero e il dramma della loro stessa esistenza.

Come l’Omero foscoliano, i due soldati brancolano tra le tombe per «abbracciar l’urne e interrogarle», scoprendo che l’uomo è ancora — come scriveva Quasimodo — «quello della pietra e della fionda» e che la guerra appartiene drammaticamente al nostro qui e ora. Ma la speranza resiste: finché ci sarà qualcuno a raccontare e finché un uomo, guardando il nemico, saprà riconoscere il proprio volto.

L’evento si terrà nella splendida cornice del Sito Archeologico di Monte Adranone