Antigone non muore

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Con Antigone non muore irrompiamo nella fermezza del mito. Afferriamo un personaggio simbolo di eroismo e libertà, e lo collochiamo nello spazio di un’esistenza di lunga durata…

Descrizione

Cosa fa un’Antigone rimasta viva?
Sono passati anni da quando, appena sedicenne, Antigone fu rinchiusa a forza in una caverna per aver riconosciuto gli onori funebri al fratello, il traditore Polinice, violando così le leggi della città. Ma la nostra Antigone non si è uccisa, non si è impiccata, non ha consumato la propria esistenza in un solo gesto. L’epilogo tragico non c’è stato, perlomeno non nella maniera che conosciamo. Antigone è sopravvissuta in quella caverna. Eppure della vecchiaia indossa solo la maschera ed é ancora tra noi. Con Antigone non muore irrompiamo nella fermezza del mito. Afferriamo un personaggio simbolo di eroismo e libertà, e lo collochiamo nello spazio di un’esistenza
di lunga durata. La migrazione della cattiva sorte, passando dai genitori ai figli, si diffonde come un morbo che appartiene al sangue. Ma come si ferma questa meccanica? Come si uccide la fertilità del male? Antigone ripercorre il proprio passato, attraversando un albero genealogico fatto di morte e dolore. Tenta di liberarsi dalle colpe dei genitori, dal peso della famiglia, pronta ad abbattere ogni vincolo, ogni legame di parentela.

La protagonista di questo testo non è un’effige, né un busto di marmo che svetta in pubblica piazza. Non è un monito, non è un monumento. Lei è vera, esposta al tempo che passa, in piena metamorfosi, ancora in lotta per rovesciare il passato. E per uscire forse a riveder le stelle. Tutto parte da uno sforzo di immaginazione: pensare ad una fine diversa per Antigone, darle una possibilità. Eccola allora: i suoi capelli, lasciati crescere, hanno superato le caviglie. I piedi, scavando continuamente nello stesso punto, hanno
penetrato la terra. E ciò che un tempo era corpo di donna adesso è corpo di natura. Pianta secolare. Corteccia. Arbusto. Chioma.
Questa Antigone ha una nuova rivoluzione da fare. Il dolore, tramandato per generazioni sottoforma di usi e costumi secolari, si è radicato nella tradizione. Si è calato nella società. Ma chi ha scelto la vita che abbiamo? Quanto pesantemente grava il passato? Questo lavoro parte da una rivolta. Antigone personaggio si ribalta e ci restituisce la persona. Nella sua essenza di persona, si conquista, una estraneità dallo spazio e dal tempo cioè dai limiti finiti, che ha sapore di infinito, e che fa un po’ paura.